Sei lettori in cerca di trame

Iene, narcisi e filistei di Andrea Mannini Righini

Potremmo definire l’ipocrisia come un valore fondante del nostro essere civili. Dove ci si può mai presentare,
infatti, senza mentire? L’essere umano deve sempre preoccuparsi di nascondere bene il proprio essere e tutti i
suoi difetti per adeguarsi alla forma dominante e più conveniente di apparenza, magari imparando a coltivare e a
mostrare altri difetti, che però sono di moda, vale a dire accettati e premiati dalla società.

I racconti di Andrea Mannini Righini editati sotto il titolo di Iene, narcisi e filistei e pubblicati da Echos edizioni
parlano proprio di vizi assoluti e vizi apparenti, rivelando in piccole storie gonfie di meschinità e acida ironia che
non c’è limite alla falsità dell’uomo. Tutti peccano e mentono, per egoismo e opportunismo, ma non solo. Mente la
suora di clausura così come lo stimato professore universitario, il grande avvocato, il pio catechista, l’umile
muratore, il politico conservatore, il ragazzo innamorato… Vecchi, giovani, colti, ignoranti, poveri, ricchi, iene,
narcisi. Tutti ingannano il prossimo e se stessi. E non c’è via di uscita, non c’è redenzione o pentimento, perché al
di là della maschera non c’è più spazio per l’autenticità e la coscienza.
L’autore segue da vicino o dall’interno i movimenti di anime corrotte o disperate per raccontare uno squallore
tragico che oramai sembra quasi ordinario, perché giustificato a livello filosofico dall’assenza dei valori e dalla
fuga della verità. Le sue storie si attardano in dettagli avvilenti e degradanti, lasciandoci sospettare un finale
amaro che poi si concreta in un’esplosione di vergogna o di cattiveria. A volte si ride, altre ci si commuove. Tutto
ciò grazie alla scrittura schietta e varia nei toni, che sa adattarsi ogni volta al contesto particolare e al vissuto del
protagonista. Certe volte si eccede con la retorica e con gli aggettivi negativi. In certi passaggi si riscontrano
volgarità di cui forse non c’era bisogno. Poi di sicuro manca una nota positiva di contrappunto, una piccola luce di
speranza, per rendere più sopportabile la lunga serie di casi orribili inanellata dalla raccolta. Ma, chiuso il libro,
non si può non riconoscere il valore realista e narrativo di questi affreschi dedicati all’ipocrisia. I racconti un tempo
erano soprattutto storielle morali, esempi di virtù o di vizio, da consegnare al lettore per stimolare una riflessione.
Andrea Mannini Righini segue questa antica scia e ci dà molto su cui riflettere. Anche in termini di analisi di
coscienza.

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