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Una chiacchierata con Giada Maria Zanzi, un soprano leggero d’eccezione

Giada Maria Zanzi, bolognese di nascita, inizia in giovane età la sua formazione artistica frequentando
laboratori teatrali tenuti da Oscar De Pasquale. Da lì frequenta una serie di corsi e masterclass dedicati al canto lirico con maestri d’eccezione come Gloria Banditelli e Antonio Florio. Nel 2010 si laurea in Storia del Mondo Antico e quattro anni dopo consegue la Laurea Magistrale in Discipline della Musica. Insomma una vita dedita alla musica quella di Giada Maria Zanzi che oggi vi faremo un po’ scoprire con questa piccola intervista.

  • Come ti sei avvicinata e appassionata alla musica e quando hai capito che sarebbe diventata una parte fondamentale del tuo percorso lavorativo e di vita?

Ho sempre ascoltato musica di ogni genere, ma quando sentivo un brano che mi colpiva particolarmente (anche solo per un passaggio di pochi secondi) mi chiedevo come sarebbe stato cantarlo e il mio ascolto diventava qualcosa di più. Diveniva un momento di gioco, un tuffo completo nell’immaginazione: sognavo proprio la situazione in cui lo avrei cantato, che tuttavia è solo una conseguenza. Infatti, man mano che crescevo, sentivo che mi mancavano gli strumenti per rendere concreto questo sogno! Così ho cercato un insegnante di canto, col quale mi sono avvicinata prima alla musica leggera e poi alla lirica. Ho capito che la musica era fondamentale nella mia vita quando, intorno ai vent’anni, ho dovuto dimostrare a famiglia e amici che tenevo sinceramente a questo percorso, che non era più un gioco di bambina, che mi sarei impegnata per portarlo avanti seriamente. Quando ho cominciato l’Università c’era un po’ di timore intorno a me: la paura che non seguissi adeguatamente lo studio universitario ha fatto sì che la mia passione per la musica fosse vista col sospetto che potesse costituire una distrazione. Quando ho percepito che, se non mi applicavo con un approccio serio, avrei rischiato di perderla, ho sentito che avevo davvero bisogno della musica e mi sono impegnata per finire l’Università senza rinunciare a questo grande amore. Ho invece iniziato davvero a sperare che potesse essere per me un lavoro grazie alla mia attuale guida e maestra, il soprano Scilla Cristiano, che è per me un modello e che coi suoi insegnamenti mi trasmette continuamente “iniezioni di sicurezza”. La speranza va sempre alimentata con studio e sacrifici, supportata anche da percorsi lavorativi non prettamente musicali che non solo mi arricchiscono come persona, ma mi consentono di continuare a perseguire il canto come obiettivo finale!

  • Cosa ti ha avvicinato allo studio del canto lirico?

Credo che il passaggio dallo studio della musica leggera a quello del canto lirico sia stato quasi automatico, non penso che la distanza tra canto moderno e classico sia abissale, anzi. Secondo me sono due studi complementari.

  • Come sei riuscita a conciliare gli studi universitari con la tua formazione canora?

Mi hanno certamente spronato i miei genitori (a cui devo davvero molto, anche se sembrerà banale) e alcuni docenti non solo di musica, ma anche universitari: il rigore di un impegno quotidiano è importante in ogni settore. Cercare di organizzare e distribuire il proprio tempo nel modo più funzionale possibile è sicuramente un ottimo punto di partenza, tuttavia questo comporta anche delle scelte la rinuncia a qualche momento di divertimento.

  • Cosa ne pensi dell’attuale panorama musicale italiano?

A mio avviso ci sono molte realtà che andrebbero gestite con maggiore criterio, per poter offrire davvero opportunità di studio e lavorative. Questo da un lato. Dall’altro, secondo me, certi giovani e meno giovani potrebbero provare ad investire maggiormente in se stessi, anche se nessun investimento è a basso rischio.

  • Che progetti hai per il futuro?

Spero di rendere sempre più solido il mio studio, di migliorare e aggiungere ogni giorno un piccolo tassello al mio apprendimento…e di arrivare a vivere solo di musica, nel vero senso della parola però!

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