Rubriche, Sei lettori in cerca di trame

Memorie di Sangue: Il Castello del Giorno Eterno

Autrice: Eva D’Amico

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Memorie di Sangue: Il Castello del Giorno Eterno, primo di due volumi, tratta l’intricata vita di una
bambina orfana, adottata da un ragazzo nobile e affascinante. La protagonista diventerà, con lo scorrere
delle pagine, una giovane donna in lotta per la sua libertà.
Nei primi capitoli l’autrice offre un’ampia e ben curata visuale del mondo con gli occhi della piccola,

cresciuta all’interno di un prestigioso maniero in stile vittoriano che lei vede come “il castello delle favo-
le”. La bambina prende per volontà di Jeile, il suo signore, il nome Eva, come la prima donna biblica, in

quanto prima persona “esterna” ad entrare nel palazzo.

Con lo scorrere delle pagine la piccola cresce mostrando una persona che si evolve all’interno del condi-
zionamento e della menzogna. I veli che le mostrano la facciata del “castello fiabesco dal giorno eterno”

cadono uno dopo l’altro dandole assaggi della realtà che la circonda tramite traumi e violenze, rendendo

la ragazza un “involucro acculturato” ma privo di qualsiasi esperienza esterna al palazzo o reale emozio-
ne.

Tutto cambia grazie a un evento affettivo scatenante e la giovane inizia a ribellarsi contro i suoi signori.
Questa storia è arricchita, in un senso, e alleggerita, dall’altro, grazie allo sfondo fantasy dark romance
che vede i de Lefevbre, “famiglia” di Eva, come stirpe di vampiri e i von Bohme, parenti dei primi, come
stirpe di licantropi. Entrambe le casate sono unite e in lotta contro i Burns, determinati a sterminare
entrambe.
Molti personaggi calcano la scena, tutti resi primari dallo stile unico dell’autrice. Il romanzo, infatti, è
un fantastico modello di narrazione sperimentale che porta il lettore nel vivo delle situazioni grazie a
brevi e rilevanti cambi di prospettiva dando la possibilità di “vivere” ogni aspetto del romanzo sotto più
punti di vista senza togliere sorpresa alla storia.
Si può intendere il narratore come prima persona onnisciente, le “Memorie” sono quelle di Eva, ma
durante lo scorrere delle pagine si trovano interventi in prima persona di altri personaggi. Questi brevi

scambi danno l’impressione tipica del back stage dei film, quando gli attori raccontano la scena ricor-
dandola, mentre lo spettatore la vede “in azione”.

La meravigliosa ricostruzione fantasy del palazzo vittoriano è l’ambientazione dominante nel romanzo
che rende al meglio il senso di soggezione e oppressione che sente la protagonista. I colpi di scena, le
lotte e gli intricati giochi di potere delle casate offrono ritmo alla narrazione.
I contenuti derivanti dalla storia, velati per permettere la lettura anche a un pubblico più giovane, sono
un invito alla riflessione, per lo più femminile, sul concetto di “essere”: può un nome definire chi siamo?
Possono i nostri abiti determinare la nostra persona? Ma, soprattutto, si può vivere in balia degli altri
senza mai reagire riflettendo in modo critico sulle situazioni che ci circondano?
Eva de Lefevbre si ribellerà al condizionamento e alla prigionia, alle violenze psicologiche e fisiche, ai
mostri che albergano nella sua vita cercando se stessa in modi che non si sarebbe mai aspettata.

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